Dopo l'incontro con Berlusconi la Santa Sede parla di "costruttiva collaborazione"
Il Cav. postcattolico piace al Vat.
Oggi Silvio Berlusconi viene ricevuto da Benedetto XVI dopo neanche un mese di permanenza a Palazzo Chigi. Nella cosiddetta Seconda Repubblica il premier che è stato ricevuto più rapidamente in Vaticano dopo il suo insediamento è stato sempre lui. Nel 2001 venne ricevuto il 3 luglio, ad appena tre settimane dal giuramento al Quirinale.

Oggi Silvio Berlusconi viene ricevuto da Benedetto XVI dopo neanche un mese di permanenza a Palazzo Chigi. Nella cosiddetta Seconda Repubblica il premier che è stato ricevuto più rapidamente in Vaticano dopo il suo insediamento è stato sempre lui. Nel 2001 venne ricevuto il 3 luglio, ad appena tre settimane dal giuramento al Quirinale. Tutti gli altri presidenti del Consiglio hanno voluto, o dovuto, attendere di più: cinque mesi il cattolico adulto Romano Prodi nel 2006; due mesi e mezzo Massimo D’Alema nel 1999; un mese e mezzo Prodi nel 1996; due mesi e mezzo Lamberto Dini nel 1995; due mesi Carlo Azeglio Ciampi nel 1993; sette mesi Giuliano Amato sempre nel 1993. Nel 1994 Berlusconi dopo appena dieci giorni si recò a fare visita a Giovanni Paolo II che era ricoverato al Gemelli. Quello della rapidità dell’udienza papale non può essere l’unico criterio per valutare il livello di gradimento del premier pro tempore nei Sacri Palazzi. Ma nel caso di Berlusconi non mancano altri segnali. Soprattutto il discorso di Benedetto XVI all’assemblea della Cei in cui ha espresso la propria “gioia” per “i segnali di un clima nuovo” (“il miglior viatico”, ha detto Gianni Letta, forse il primo Gentiluomo di Sua Santità a ricoprire l’incarico di sottosegretario alla presidenza del Consiglio, l’uomo chiave oggi per i rapporti con Oltretevere). Infine la lunga intervista a Berlusconi che Radio Vaticana e Osservatore Romano hanno ospitato ieri. Sono auspici non solo buoni, ma perfino esagerati, se si pensi che questa classe dirigente di centrodestra è osservante e benpensante, ma postcattolica, nel senso che non annovera leader di governo che abbiano un rapporto culturale e associativo con le esperienze politiche e civili del laicato cattolico.